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sabato 31 marzo 2018

Speciale: Qualche Stuzzichino prima del Pranzo Pasquale!...

Mandorle salate
Per 4 persone

250 gr. di mandorle spellate, 1 cucchiaio di albume d’uovo, 1 cucchiaio di sale fino.
Variante alla paprica: 1 cucchiaino di paprica dolce.

Mettete in una terrina l’albume d’uovo, aggiungetevi le mandorle, mescolarle bene facendole appena inumidire. Unire il sale e mescolare facendole avvoltolare bene.
Distribuirle sopra una placca. Porla in forno a 160° per 15 minuti, mescolandole di tanto in tanto.
Variante alla paprica: passare le mandorle inumidite nell’albume d’uovo e nella paprica mescolata con il sale.

Canapè di Asparagi
Per 4 persone

6 fette di pancarré da canapè (senza crosta), 400 gr di asparagi, 4 uova, parmigiano grattugiato, latte, burro, sale, pepe.

Fare ammorbidire 30 gr di burro a temperatura ambiente. Lavare e pulire gli asparagi dalla parte più dura. Farli cuocere a vapore per 20 minuti.
Eliminare ancora le parti dure degli asparagi e tagliare i gambi a dadini lasciando le punte intere per 2 cm circa. Spalmare le fette di pane col burro e tagliarle rettangolari. Rompere le uova in una ciotola e batterle con 1 cucchiaio di latte, 2 cucchiai di parmigiano, sale e pepe. Fare fondere in una padella 30 gr di burro e versarvi il composto di uova, mescolare velocemente e unire gli asparagi, senza smettere di mescolare sino ad ottenere un composto morbido e cremoso. Regolare di sale e pepe.
Distribuire la crema di asparagi sul pane e servire subito.

Bicchieri con gambo di Verdure e Yogurt

Per circa 8 coppette: 250 gr di yogurt intero al naturale, 1 cetriolo, 1 cipollotto, 1 aglio, 2 carote, 2 indivie belghe, 1 peperone giallo, 3 gambi di sedano teneri, 1 cucchiaio di succo di limone, olio, sale, pepe

Colare da un fitto colino in una ciotola lo yogurt per 1 ora, mescolando ogni tanto. Pulire il cipollino e l’aglio, tritarli finemente e unirli allo yogurt passato. Sbucciare il cetriolo e grattugiarlo con la grattugia a fori larghi. Unire al composto. Aggiungere il limone, 3 cucchiai d’olio, salare e pepare. Fare riposare la ciotola coperta in frigorifero per un’ora. Pulire le verdure residue e tagliarle a listerelle. Al momento di servire, versare la crema di yogurt nei bicchieri e posizionare nel centro di ognuno in verticale una razione di verdure miste a listerelle

Pizzette rapide
Per 4 persone

12 – 14 fette di pancarrè.

Per le pizzette al pomodoro:
200 gr. di polpa di pomodoro, che abbia perso l’acqua di vegetazione, a dadini, 100 gr di mozzarella a dadini (lasciati scolare dall’acqua), 1 dl di olio, 1 pizzico di origano, sale.

Per le pizzette al radicchio:
1 cespo di radicchio, 100 gr. di mozzarella, sale e pepe.

Private della crosta il pancarrè, potete utilizzando ogni fetta tagliata in due triangoli. Spennellatele con un po’ di olio prima di tagliarle. Mettete in una terrina i dadini di pomodoro, aggiungere un po’ di olio e sale. Distribuire sulle metà del pancarrè i dadini di mozzarella e pomodoro, cospargere con origano.

Preparate le pizzette col radicchio: lavarlo, asciugarlo e tagliarlo a listerelle sottili, fatele saltare in padella con 2 cucchiai d’olio e insaporirli con sale e pepe.
Distribuite sulle restanti fette di pancarrè con la mozzarella rimasta. Disponete sopra una placca da forno oliata e cuocete a 190° per 7 – 8 minuti.

Mozzarelline al Basilico con Julienne di Carote

Servite le mozzarelline ciliegia, sopra grosse foglie di basilico e spruzzatele con una julienne di carote. Condite il tutto con un goccio d’olio d’oliva vergine.

Spiedini di Olive

Mescolate delle olive verdi Taggiasche o Kalamata con un goccio di Martini Dry. Aggiungete semi di finocchio, scorza d’arancia e limone grattugiata, peperoncino in scaglie. Servitele infilate in piccoli stecchini di legno.

Lo Sapevate Che: A Pranzo con il nemico...


Fare attenzione a quello che si mette nel piatto è una buona idea, purché non si esageri. Il rischio è quello di sconfinare in un’ossessione che gli specialisti chiamano anoressia nervosa (dal greco, othos, corretto, e arexia, appetito). È il termine in uso dagli anni ’90 per indicare un’ossessione maniacale verso il cibo sano e una corretta alimentazione. “Una definizione non ancora inserita nei manuali diagnostici, ma che sta prendendo piede”, spiega Silvia Ferrari, psichiatra e ricercatrice presso l’Università di Modena e Reggio. Come il disturbo che designa, lato oscuro dell’umano e legittimo desiderio di mangiare con consapevolezza e responsabilità. Chi si fa prendere la mano rischia di finire come Carla – nome di fantasia ma storia vera - che a 14 anni ha cominciato a evitare i grassi per tenere a bada una brutta acne, arrivando a nutrirsi solo di verdure crude. O come Giovanni, che ha deciso di alimentarsi solo con frullati proteici fatti con aminoacidi puri ed è finito in ospedale gravemente sottopeso. “Bisogna evitare di interpretare come malattia comportamenti accettabili o innocue mane, ma anche di lasciarsi sfuggire segnali”, spiega Ferrari. Sì, ci sono elementi che fanno squillare il campanello d’allarme: per esempio, il rifiuto dell’idea che mangiare sia un piacere, l’ossessione del controllo. Ma, soprattutto il fatto che l’alimentazione sana diventi quello che gli psichiatri definiscono “un’idea prevalente”. Un pensiero fisso di fronte al quale tutto passa in secondo piano. Eliminare i cibi considerati non salutari è un assillo totalizzante che riempie le giornate e toglie spazio al resto. “Ciascuno individua il suo veleno, spiega Sara Bertelli, psichiatra e presidente dell’associazione Nutrimente Onlus. C’è chi evita come la peste grassi saturi, zuccheri o carboidrati, chi s’impegna per sfuggire a residui di pesticidi e Ogm o controlla la tracciabilità di ogni alimento. Si ratta in genere di giovani adulti, istruiti e con un reddito che permette di correre dietro a mode e diktat alimentari. Soprattutto donne, ma anche uomini, “e a volte”, ricorda Ferrari, “specie nei maschi l’ossessione per il cibo sano va di pari passo con quella per la forma fisica”. La persona ortoressica in genere è snella, e corre semmai il percolo di dimagrire troppo. Però, attenzione l’anoressia è un’altra cosa. E non solo perché chi ne soffre nasconde i propri rituali, mentre chi mangia sano cerca di far proseliti, e a volte d’imporre le regole alla famiglia. E può succedere che per mangiar bene si rinunci alla convivialità, alle uscite con gli amici. Nei casi gravi la giornata ruota intorno al cibo, ogni acquisto è preceduto da un esame delle etichette, e c’è chi mangia solo alimenti cucinati nelle proprie pentole. E quando non si mangia, si parla solo o quasi di che cosa s deve – e soprattutto non si deve – mangiare. Uno stile di vita intrusivo e pervasivo, che somiglia a quello di chi soffre di u disturbo ossessivo compulsivo, “con la differenza che chi ha idee ossessive in genere se ne rende conto”, osserva Ferrari, “mentre l’ortoressico pensa di essere nel giusto”. Spinto dalla generale passione per il cibo, e, ancor più dalla moda di test per individuare intolleranze cere o presunte. “Oggi abbiamo più strumenti per indagare. Ma non è facile verificare la validità delle informazioni che ci arrivano”, racconta Ferrari. Per questo, alcuni studi indicano che spesso chi soffre di ortoressia frequenta assiduamente nutrizionisti e dietologi. E cerca di riprendere il controllo della propria vita facendo “la cosa giusta”. “Chi è ossessionato dal regime sano sente di occuparsi di se stesso”, spiega Bertelli. “Percepisce di puntare a un obiettivo tutto sommato raggiungibile, e grazie all’ipercontrollo sente aumentare l’autostima”. L’altra faccia della medaglia è l’ansia che si scatena quando non si riesce a mangiare come si vorrebbe: “Chi si alimenta in modo sano ma equilibrato sa che non succede niente se ogni tanto si concede uno strappo”, osserva Bertelli. “Mentre chi entra nell’ossessione non è più libero di fare eccezioni, se sgarra va nel panico, si sente sporco”. E finisce per ammalarsi perché sta troppo attento alla salute. Si tratta di certezze difficili da incrinare, “anche se oggi molti nutrizionisti capiscono quando dietro alla richiesta di una dieta sana c’è un disagio, e a volte collaborano con uno psicoterapeuta”, dice Ferrari. Conferma Bertelli. “Questi disturbi si possono affrontare. Ma non da soli. Bisogna chiedere un supporto psicologico e riscoprire la libertà nell’alimentazione”.
Paola Emilia Cicerone – Dossier – Donna di La Repubblica – 24 aprile 2018 -

venerdì 30 marzo 2018

Speciale: Qualche Ricetta per il Menù Pasquale 2018!...


Torta primavera di Asparagi
Per 6 persone

2 paste sfoglie fresche rotonde, 1 kg di asparagi, 2 uova, 1 piccola scamorza fresca, 40 gr di parmigiano grattugiato, 1 confezione di pancetta affumicata, 1 scalogno, 150 gr di panna liquida, 2 uova, ½ bicchiere di vino bianco, ½ bicchiere di brodo vegetale, olio, sale, pepe. Burro e farina per la pirofila.

Pulire e lavare gli asparagi. Tagliare le punti lunghe 4 cm e a fettine il resto del gambo, eliminando la parte dura. Affettare finemente la scamorza.
In una padella con 2 cucchiai di olio fare rosolare leggermente lo scalogno, unire la pancetta a dadini e farla dorare. Chiudere il fuoco, prelevare con un mestolo forato la pancetta e tenerla da parte. Rimettere sul fuoco, scaldare, aggiungere le punte e le fettine di asparagi, mescolare, cuocere qualche minuto, bagnare con ½ bicchiere di vino bianco, fare evaporare, aggiungere ½ bicchiere di brodo vegetale, coprire e cuocere per 8 minuti, salare e pepare. Prelevare con delicatezza le punte di asparagi e tenerle da parte. Mettere i residui asparagi, scalogno e sugo nel frullatore. Frullare bene.
Foderare una pirofila rotonda di circa 25 cm di diametro imburrata e infarinata con una pasta sfoglia facendo strabordare un poco dal bordo la pasta. Forare il fondo della pasta con i rebbi di una forchetta. Mettere nel fondo il frullato di asparagi, ricoprire con le fettine di scamorza e con le punte di asparagi e i dadini di pancetta, ben distribuite in modo circolare.
In una scodella battere le uova con la panna, un pizzico di sale e il parmigiano grattugiato.
Versare il composto nella tortiera e ricoprire il tutto con l’altro disco di sfoglia sigillando bene i bordi con la prima sfoglia. Ungere di olio la superficie della pasta e forarla leggermente con i rebbi della forchetta. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 35 minuti. Servire la preparazione tiepida o fredda a fette

Velocissimo Pasticcio di Tonno
Per 6 persone

300 gr di tonno sott’olio, gr. 500 di patate, gr.150 di sottaceti, maionese.

Lessate le patate, pelatele e passatele al passapatate, mescolatele con il tonno sbriciolato e i sottaceti tritati grossolanamente. Condite con un filo d’olio e un po’ di sale e versate la massa in uno stampo a cupola, lasciandola riposare per un’ora. Sformate il pasticcio su un piatto da portata e copritela con la maionese che stirerete con la forchetta.

Tagliolini con Ricotta e pasta di Olive
Per 4 persone

450 gr di tagliolini, 200 gr di ricotta, erba cipollina, un ciuffo di basilico, 100 gr di pasta d’olive, 1 scalogno, olio, sale.

In un padellino con 4 cucchiai d’olio, fate appassire a fuoco lento, lo scalogno affettato finissimo e due cucchiai di erba cipollina. Chiudete il fuoco e lasciate il padellino coperto a riposo per 10 minuti.
Mettete la ricotta in una ciotola, lavoratela con un cucchiaio di legno per ammorbidirla, passate da un colino l’olio del padellino e unitelo alla ricotta, salate leggermente e mescolate. Unite la pasta di olive e amalgamatela bene fin che sia perfettamente omogenea.
Staccate le foglie al basilico, lavatele e asciugatele.
In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione fate cuocere al dente i tagliolini e prima di scolarli, prelevate 2 cucchiai d’acqua di cottura e uniteli alla crema di formaggio. Scolate la pasta e conditela con la crema e le foglie di basilico spezzettate con le mani. Servire.

Carrè di Agnello in crosta
Per 6 persone

1 carré di 1 kg e 200, 2 cucchiai di erba cipollina, un ramo di rosmarino, un ciuffo di prezzemolo, 1 cucchiaio di timo, pangrattato, 2 cucchiai di senape, 1 bicchiere di vino rosso, olio, sale e pepe.

In un tegame, scaldate 5 cucchiai d’olio e fate rosolare il carré, salate e pepate. Tritate finemente gli aghi del rosmarino e le foglie del prezzemolo. Uniteli all’erba cipollina, al cucchiaio di timo, 2 cucchiai di pangrattato. Mescolate bene.
Togliete il carré dal fuoco e spalmatelo con la senape. Cospargetelo interamente con le erbe tritate.
Trasferite il sugo di cottura del tegame in una teglia da forno, metteteci il carré e fatelo cuocere in forno preriscaldato a 190° per 30 minuti. Allungate il fondo di cottura con il vino rosso, lasciate cuocere ancora 5 minuti e toglietelo.
Sistematelo su un piatto da portata, servitelo cosparso con la sua salsa di cottura.

Lo Sapevate Che: L'Occidente ha sbagliato tutto...


Kasimpasa è un quartiere di Istanbul di cui le guide turistiche non parlano: non ci sono edifici storici e pochi conoscono le sue strade strette e ripide con vista mozzafiato sul Corno d’Oro. Eppure qui è nato, nel 1954, il presidente Tayyip Erdogan, che ha cambiato la posizione della Turchia sulla mappa della geopolitica: da Paese filo-occidentale, come lo voleva il padre fondatore Ataturk, al più inaffidabile dei Paesi della Nato, che qui ha testate nucleari con la nostra complicità e la guerra Siriana. Entrata in marzo nel suo ottavo anno, la guerra era cominciata con l’obiettivo di abbattere il regime di Assad. Ma adesso Ankara si trova dall’altra parte, alleata della Russia e dell’Iran, i maggiori sostenitori del regime di Damasco. Quando in aprile a Istanbul si terrà il vertice trilaterale tra Erdogan, Vladimir, Putin e il presidente iraniano Hassan Rohani, verrà sancita la nuova posizione di Ankara, scesa a patti con la Russia. La Siria è stata un colossale errore di calcolo. Poco dopo l’inizio della rivolta popolare tutti pensavano che Assad avrebbe fatto rapidamente la fine di Ben Alì, di Mubarak e di Gheddafi. Il 6 luglio del 2011 l’ambasciatore americano Robert Ford andò a passeggiare seguito dalle telecamere in mezzo ai ribelli armati di Hama: era il segnale lanciato dal segretario di Stato Hilary Clinton, con l’appoggio della Gran Bretagna e della Francia, che Assad era un Bersaglio da colpire in ogni modo. Scattava così una guerra per procura contro il maggiore alleato dell’Iran, già nel mirino degli Usa, degli schicchi del golfo e di Israele. In Turchia arrivarono le prime ondate di profughi ma anche i guerriglieri feriti, curati in una lussuosa clinica di Antiochia, pagata dal Qatar. La Turchia di Erdogan, forte dell’approvazione americana, aveva aperto sul confine “l’autostrada del Jihad”: 40 mila combattenti da tutto il mondo musulmano affluirono in Siria. Qualche tempo dopo molti di loro si arruolarono nel Califfato. La comparsa dell’Isis fu accolta da Ankara con pragmatismo: i jihadisti vennero rifornii di armi per tenere a bada i curdi di Kobane. Era uno schema collaudato. Nel 1979, dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan, gli Stati Uniti sferrarono l’attacco all’Armata Rossa usando i mujaheddin basati in Pakistan e finanziati dalle monarchie del Golfo. Nel 1988 i sovietici si ritirarono e l’anno seguente crollava il Muro di Berlino, un grande successo, almeno in apparenza. Nella guerra siriana le Turchia ha fatto la parte del Pakistan; Arabia Saudita e Qatar si sono disputati la protezione delle formazioni jihadiste; e Israele osservava con soddisfazione lo sgretolamento del regime siriano, anello della Mezzaluna sciita che con gli Hezbollah libanesi è la spina nel fianco di Gerusalemme. Ma il 30 settembre 2015 l’ingresso in campo della Russia ha ribaltato la situazione. L’Isis era all’apice, le cellule jihadiste ispirate del Califfato seminavano il terrore in Europa. La Turchia prima ha tentato di opporsi a Mosca, abbattendo un caccia russo, poi ha capito che l’Occidente non sarebbe mai intervenuto per far fuori Assad e si è messa d’accordo con Putin e gli ayatollah perché si stava materializzando l’incubo peggiore per Ankara: l’embrione di un stato dei curdi siriani, considerati dai turchi “terroristi” e alleati del Pkk, il partito armato con cui la Turchia è in conflitto da quarant’anni. L’avventura siriana stava costando cara. Erdogan aveva importato il terrorismo in casa e quasi tre milioni di profughi ai quali era arrivato a promettere la cittadinanza – con l’obiettivo di allargare il suo bacino elettorale – sollevando il malcontento della popolazione, irritata dalla concorrenza di manodopera a basso costo. Non restava che il ricatto: Erdogan ha proiettato migliaia di profughi sulla rotta balcanica ottenendo in cambio, per trattenerli, l’accordo con la Germania e l’Unione europea. In questa guerra i civili sono stati e continuano a essere gli ostaggi di tutti: di Assad, dei Jihadisti, dei turchi, degli iraniani, dei russi. U disastro umanitario e morale. Per non parlare del fallimento politico. Gli Stati Uniti, dopo avere usato i curdi per combattere il Califfato, li hanno abbandonati. Ma il rompicapo maggiore è proprio la posizione strategica della Turchia. Alleato o avversario? Ankara, dopo oltre 70 anni, ha cambiato campo e dopo il fallito golpe del 2016 ha silurato 400 ufficiali di collegamento con la Nato- Il risultato oggi è il seguente: non c’è democrazia in Siria, sostenuta da Putin e dagli ayatollah, e neppure in Turchia, diventata una grande prigione d giornalisti e oppositori. Un capolavoro di ipocrisia, e forse anche di imbecillità, al quale l’Occidente non è estraneo.
Alberto Negri – L’Espresso – 25 marzo 2018 –

giovedì 29 marzo 2018

Speciale: Qualche "Dolce per Pasqua!...


Ciambella Pasquale, Ciureki, ricetta Greca
Per 8 persone

1 ½ kg di farina, 400 gr di zucchero, 320 gr di burro, 100 gr di lievito di birra, 230 gr di latte intero, 8 uova, 1 cucchiaio di mastica tritata, ½ cucchiaino di achlepi (spezia), 1 etto di mandorle abbrustolite, pelate e tritate.

Fare sciogliere il lievito in un contenitore in un po’ di latte tiepido e aggiungere 4 cucchiaiate di farina. Lasciare il tutto in un luogo caldo per gonfiarsi.
Quando sarà raddoppiata la massa, mettere la farina residua in un grande contenitore, fare un buco nel mezzo e aggiungere l’impasto lievitato.
In una casseruola versare il resto del latte, lo zucchero, le uova, il machlepi, la metà della mastica e 250 gr di burro. Scaldare gli ingredienti, mescolarli bene e versarne la metà nel contenitore con la farina. Impastare, sciogliere anche il rimanente burro e tenerlo vicino. Aggiungere anche l’altra metà degli ingredienti e continuare a impastare con le mani sempre umide bagnandole nel burro fuso. La pasta non deve risultare né troppo dura né troppo tenera. Se è necessario aggiungere ancora un po’ di farina. Coprire l’impasto e tenerlo in luogo caldo per lievitare.
Formare i ciureki come una treccia e bastoncini arrotolati a ciambellina. Spalmarli con un rosso d’uovo battuto.
Fare cuocere in forno preriscaldato a 180 per 45 minuti. Che delizia!

Cheesecake Pasquale
Per 6 persone

200 gr di cracker (o fette biscottate), 200 gr di burro, 35 gr di zucchero, un pizzico di cannella, un cucchiaio di farina.
Per il ripieno: 350 gr di formaggio fresco cremoso (Philadelphia, ecc.), 100 gr di panna, 100 gr di zucchero, 2 uova, 1 limone, un pizzico di sale.
Per decorare: 150 gr di fragole, 50 gr di mirtilli, 1 cucchiaio di zucchero.

Con il mattarello sbriciolare i cracker, riducendoli in polvere, metterli in una ciotola, aggiungere il burro, fuso in un tegamino a parte, lo zucchero e la cannella.
Mescolare gli ingredienti con un cucchiaio di legno, versare il composto in una tortiera del diametro di circa 22 cm, imburrata e infarinata, premendo leggermente il composto con il dorso di un cucchiaio, formando uno strato uniforme sul fondo e sulle pareti. Preparare il ripieno: Lavorare il formaggio con lo zucchero, aggiungere le uova, il succo e la buccia del limone grattugiata, il sale, la panna e amalgamare gli ingredienti. Versare il composto nella tortiera preparata, stenderlo con una spatola, distribuendo in uno strato uniforme. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 45 minuti.
Lasciare raffreddare completamente, poi sformare su un piatto da portata.
Creare delle decorazioni sul bordo e sulla superficie con le fragole tagliate per lungo e i mirtilli a cerchio. Cospargere con zucchero a velo.

Delizia Alsaziana di Pasqua, cucina Alsaziana Ebraica
Per 6 persone

200 gr di cioccolato nero fondente, una chicchera di caffè, 200 gr di mandorle tritate, 200 gr di zucchero semolato, 6 uova.

Fondere in un pentolino a bagnomaria il cioccolato a pezzetti con la chicchera di caffè. Aggiungere, fuori dal fuoco, le mandorle tritate e lo zucchero, i 6 tuorli d’uovo e le chiare montate a neve. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 45 minuti.

Lo Sapevate Che: I "Caschi blu" al servizio della conoscenza...


Il 14 Gennaio scorso Ahmadreza Djalali ha compiuto 46 anni. È il secondo compleanno che trascorre lontano dai suoi due figli, Amitis e Ariou, e dalla moglie vida. Ahmad è un ricercatore iraniano esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria, residente di Svezia, da anni collaboratore della Vrije Universiteit di Bruxelles dell’Università del Piemonte Orientale. Da quasi due anni si trova nel carcere di Evin, a Teheran, dove era stato invitato per tenere alcuni seminari. Accusato di spionaggio, ad Ahmad non è mai stato garantito il diritto a un giusto pro stando cesso. Lo scorso ottobre il Tribunale rivoluzionario lo ha condannato a morte. La pena è stata sospesa, ma poi, stando alle ultime notizie, riconfermata. Per la sua liberazione sono stati lanciati appelli dall’Italia, dalla Svezia e dal Belgio, e si sono mobilitati premi Nobel e diverse associazioni tra cui Amnesty International e la Federazione Italiana per i Diritti dell’Uomo. Ma la sua sorte è ancora nelle mani di un regime pronto a condannare ciò che Ahmad, in quanto ricercatore, rappresenta: la libertà di studio e di pensiero e la collaborazione internazionale. In tutto il mondo ci sono almeno 82 accademici imprigionati: 55 sarebbero invece gli studiosi uccisi, scomparsi o che hanno subito altri tipi di violenze e 45 quelli perseguitati. I numeri arrivano dal report di Scholars at risk, un network internazionale che difende la libertà di ricerca e promuove iniziative per proteggere gli studiosi minacciati, oppressi e a rischio di morte. Il report, che riferisce i casi registrati dal primo settembre 2016 a fine agosto 2017, parla di 257 casi di attacchi verificati contro la libertà accademica in 35 paesi. Si tratta per lo più di zone di crisi e di guerra o dove si sono manifestate correnti estremiste, come la Siria, il Pakistan, la Turchia, il Venezuela. In quei territori la libertà di istruzione, di ricerca e di pensiero, per le quali nel nostro “più fortunato” Occidente si è a lungo lottato, sono percepite come un pericolo dal regime o dalla dittatura di turno e, per questo, limitate o ostacolate. Non m stancherò di ripetere che un ricercatore recluso deve essere vissuto al pari di un’aggressione a un corpo diplomatico o a un soldato in servizio di peacekeeping. Ogni attacco a chi è impegnato nella ricerca è un’aggressione a un “casco blu” al servizio della conoscenza. Dopo la notizia della condanna a morte di Ahmad, in Senato abbiamo presentato un’interpellanza al Governo sottoscritta da 133 senatori, la stessa è stata proposta da 90 deputati. Ma ci sono state anche iniziative personali all’interno dell’Accademia. La professoressa Nicoletta Filifhedda dell’Università del Piemonte Orientale, per esempio, ha declinato l’invito dell’Istituto Royan di Teheran di candidare un suo studio per un premio scientifico promosso dall’Ira. Anche a me lo scorso anno è capitato di declinare l’invito a un evento scientifico in Iran. Ritengo sia nostro dovere occuparci con azioni concrete di storie di diritti negati come questa, in quanto sono solo apparentemente lontane dalle nostre vite. La memoria, inevitabilmente, ci ricorda anche la tragica sorte del giovane Giulio Regeni. Non potremo dire di aver definitivamente conquistato un diritto finché questo non sarà garantito a tutti. Di recente il governo svedese ha conferito ad Ahmad la cittadinanza. Una decisione che ha contribuito a mantenere alta l’attenzione a livello internazionale sul caso. Mi auguro non rimanga l’unica iniziativa in grado di comunicare all’Iran che l’Europa non ha intenzione di abbandonare Ahmad. Amitis, Ariou e Vida lo aspettano a casa.
Elena Cattaneo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 24 marzo 2018

mercoledì 28 marzo 2018

Speciale: Volete fare le vostre "Uova" di Cioccolato?...


L’uovo è il simbolo della vita e della rigenerazione ed è presente in molte culture antiche.

Si pensa che i primi ad usare l’uovo come oggetto benaugurante siano stati i Persiani che festeggiavano l’arrivo della primavera con lo scambio di uova di gallina.

In Occidente questa usanza risale al 1176, quando il capo dell’Abbazia di St. Germain-des-Près donò a re Luigi VII, appena rientrato a Parigi dalla II crociata, prodotti delle sue terre, incluse uova in gran quantità.

L’uso di regalare uova è collegato al fatto che la Pasqua è festa della primavera, dunque anche della fecondità e del rifiorire della natura.

L’uovo è appunto simbolo della vita che si rinnova ed auspicio di fecondità

Ecco come eseguire le Uova di Pasqua casalinghe:

Uova di Pasqua Casalinghe

500 grammi di cioccolato fondente o al latte (volendo potete anche usare cioccolato bianco e nero per ottenere un effetto variegato)
due stampi per uova di Pasqua, in plastica o in metallo, un pentolino in metallo, una ciotola di plastica, una spatola per dolci.

Procedimento

Fate bollire due dita di acqua dentro a un pentolino abbastanza capiente. Nel frattempo, riducete il cioccolato in piccoli pezzi e mettetelo dentro a una ciotola più piccola del pentolino (in modo che possa entrarci dentro, per intenderci). Non appena l’acqua bolle fate sciogliere il cioccolato a bagnomaria. Una volta che il cioccolato si è sciolto bene date una mescolata e versate velocemente dentro agli stampi. Spalmatelo con l’aiuto di una spatola in modo da ottenere uno strato omogeneo in ciascuno stampo. Lasciate raffreddare e riponete in frigo per circa un’ora. Trascorso questo tempo, se le due metà sono abbastanza solide, toglierle dallo stampo facendo attenzione a non romperle.

Come unire le due metà dell’uovo:

Unire le due metà dell’uovo di Pasqua è semplicissimo:

Fate scaldare una teglia in forno e poggiatevi sopra ciascuna metà di uovo in modo da far sciogliere i bordi. Sistemate velocemente la vostra sorpresa che avrete scelto per i piccoli (o grandi!) e unite le due mezze uova. Avvolgere ogni uovo nel cellophane e create a Vostro piacimento la confezione esterna.

Lo Sapevate Che: Donald nella tempesta perfetta...


Avevamo visto stagiste innamorate chiamare Monica e “pupe” di Cosa Nostra come Judith Campbell, vittima e amante sia di un boss mafioso che di John Kennedy a giorni alterni. Ci sono state discipline autiste dell’esercito, molto care al cuore del presidente Generale Eisenhower, e una lontana cugna che Franklyn Delano Roosevelt amava portare con sé nella sua residenza di campagna nello Stato d New York. E proprio quando credevamo di averle viste tutte, letteralmente parlando, ne letti, nei salottini, sui divanetti della Casa Bianca irrompe una figura di donna nuova la pornostar. Si chiama Stephany Clifford, nota ai cultori della pornografia come Stormy Daniels e in quel su nome d’arte, “Stormy”, la Tempestosa, c’è una minaccia di maltempo che nessuno dei presidenti americani aveva mai dovuto affrontare. La trentottenne signora, già attrice in vari film hard e da anni produttrice e regista di lungometraggi tra i quali uno ambientato nel Far West, non è l’ingenua regista o la discreta amante di altri tempi. È un’imprenditrice che ha fatto del sesso la propria industria, e che sta usando Donald Trump come lui usò lei. Stormy non si atteggia a vittima. Non lamenta molestie, ricatti, violenze fisiche o psicologiche. Nel 2006 ebbe un rapporto con Donald Trump perfettamente consensuale e compensato. Né a lei poteva interessare il fatto che il suo cliente, il signor Trump, fosse sposato e che la moglie, la signora Melania, fosse fresca del parto di Barron, l’ultimo figlio di Donald. Per lei, quello che era accaduto con quell’uomo era stata soltanto una prestazione professionale. Ma dieci anni più tardi, nel 2016, quando il suo cliente sentì avvicinarsi la possibilità di diventare presidente, quella prestazione professionale della pornostar acquisì un valore leggermente diverso. Gli avvocati di Trump l’avvicinarono e le proposero un pagamento di 130mila dollari per “dimenticare” e per stare zitta per sempre. Stormy accettò, incasso i soldi, li investì nel Sexy Western che stava producendo e firmò il patto del silenzio. Ma è una businesswoman, una donna d’affari, e nel contratto del silenzio lei, con l’aiuto dell’avvocato, scoprì un dettaglio: al documento manca una firma di Donald Trump, il contratto del silenzio è dunque, per lei, difettoso e invalido e la signora Tempesta si è scatenata. Sta preparando interviste a pagamento, documentari. I legali del Presidente stanno furiosamente entrando e uscendo dai tribunali per ottenere un gag onder, un bavaglio col quale zittirla, ma per ora senza successo, perché Stormy ha un grande vantaggio a proprio favore: il tempo. Trump è in trappola dentro la Casa Bianca e la magistratura penale non ha ragioni per intervenire, e dunque per accelerare i tempi. E la storia è ormai fuori dal sacco. Nessun tribunale potrà cancellare le foto della vistosa signora dalle prime pagine dei tabloid sui quali troneggia da settimane né cancellare il nome dalla Rete, dai social network e dai quotidiani più autorevoli che tengono vivo il romanzo. L’America ha perdonato già troppi presidenti, nel passato, per crocefiggere Trump, alla sua involontaria partecipazione a un porno show, e anche la destra più ipocritamente bacchettona ha digerito rospi colossali quando ha votato quell’uomo che si vantava di mettere le mani addosso alle donne a proprio piacimento. Per ora, la sola punizione sembra quel gelo coniugale sceso fra lui e Melania, l’elegantissima “convitata di pietra” che sembra non vivere, ma sfilare come una modella sulla pedana accanto a lui, negandogli il piccolo gesto del tenersi per mano. Con un figlio di 12 anni, sul limitare della pubertà, proteggerlo dalle avventure del papà con una pornostar deve essere la sua preoccupazione principale.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica – 24 marzo 2018 -

martedì 27 marzo 2018

Speciale: Qualche Piatto salato per Pasqua!


Torta Pasqualina con Spinaci e Uova
Per 6 persone

1 confezione di pasta frolla surgelata da gr 450, gr 500 di spinaci, 8 uova, 1 cipolla, parmigiano grattugiato, burro, olio, zucchero, sale, pepe.

In una padella con 3 cucchiai d’olio e 20 gr di burro, fatevi rosolare la cipolla tritata finemente.
Pulite e lavate gli spinaci, tritateli e uniteli nella padella della cipolla. Salate, pepate, coprite e fate cuocere a fuoco dolce.
Avrete intanto sgelato la pasta frolla. Stendetela e con i due terzi di essa, rivestite uno stampo rotondo, imburrato e infarinato.
Fate rassodare 6 uova, raffreddatele, sgusciatele e apritele delicatamente, togliete i tuorli interi. Tritate i bianchi e aggiungeteli agli spinaci cotti. Unite anche, agli spinaci, un uovo intero sbattuto come per fare una frittata, 100 gr di parmigiano grattugiato e un cucchiaino di zucchero. Mescolate bene e con questo composto riempite la tortiera rivestita di pasta frolla. Negli spinaci, affondate a distanze regolari i sei tuorli d’uovo già cotti e ricoprite il tutto con un disco di pasta, pizzicandolo lungo tutto l’orlo con le dita. Fategli dei forellini con uno stuzzicadenti e doratene la superficie con del rosso d’uovo e un cucchiaio di latte sbattuti.
Con i ritagli di pasta, decorate la superficie della torta. Mettete lo stampo in forno preriscaldato a 180° per circa 35 minuti. Servitela tiepida, accompagnata da un’insalatina mista. Deliziosa!

Pappardelle al sugo di Agnello
Per 4 persone

450 gr di pappardelle, ½ kg di spalla di agnello a pezzetti, 1 bicchiere di vino rosso, 25 gr di funghi secchi, 1 cipolla, 400 gr di passata di pomodoro, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, pecorino grattugiato, olio, sale e pepe.

In un tegame rosolate in 4 cucchiai d’olio i pezzetti di carne, a fuoco vivace. Bagnate con un bicchiere di vino rosso, salate e coprite. Lasciate cuocere a fuoco dolce per 40 minuti, aggiungendo se occorre un po’ d’acqua calda.
Nel frattempo lavate i funghi e metteteli a bagno in acqua tiepida, cambiando l’acqua due volte. Togliete la carne dal sugo. Nel fondo del tegame affettate sottilmente la cipolla, fatela rosolare qualche minuto. Uniteci i funghi lavati, ben strizzati e tagliati a pezzetti. Rosolate qualche minuto e aggiungete la salsa di pomodoro. Fate cuocere a fuoco medio per 20 minuti, a metà cottura rimettete la carne di agnello, salate e pepate. Lessate la pasta al dente in abbondante acqua in ebollizione salata. Scolatela e trasferitela nel tegame col sugo. Mescolate velocemente. Unite una generosa grattugiata di pecorino e una di pepe nero. Servite.

Agnello con Riso Basmati, ricetta Indiana
Per 4 persone

400 gr di spalla di agnello disossata, ½ cipolla, 1 cm di zenzero fresco, 2 spicchi d’aglio, 1 peperoncino verde piccante, 1 cucchiaio di mandorle in polvere, 1 cucchiaio di olio vegetale, 1 dl di yogurt, 2 semi di cardamomo verde, 1 cm di stecca di cannella, 2 chiodi di garofano, un pizzico di semi di papavero, ½ cucchiaino di macis, un cucchiaino di cumino in polvere, sale.

Mettete nel mixer lo zenzero, l’aglio, la cipolla, il peperoncino e tritate tutto molto fine, poi aggiungete un cucchiaio di sale e tanta acqua quanto basta per ottenere una pasta densa. Incorporatevi quindi i semi di cardamomo, 1 cm di stecca di cannella, 2 chiodi di garofano, un cucchiaino di cumino, ½ cucchiaino di macis e mezzo cucchiaino di semi di papavero, tutti polverizzati con il mixer.
Trasferite il composto in un tegame dove avrete fatto scaldare l’olio e cuocete mescolando finchè l’olio si separerà dalla pasta di spezie, unite l’agnello a pezzetti e mescolate bene. Bagnate quindi con 1 dl di acqua e cuocete per circa un’ora. Incorporatevi quindi lo yogurt, mescolate delicatamente.
Servite con riso Basmati, bollito in acqua e sale e mantecato con un po’ di burro.

Pirofila di Costolette di Agnello e Verdure al forno
Per 4 persone

800 gr di costolette di agnello, 2 zucchine, 1 melanzana, 1 cucchiaio di paprika, 1 pizzico di erbe aromatiche miste, olio, sale, pepe.

Tagliare a julienne le zucchine e la melanzana.
In una padella con 1 cucchiaio d’olio fare rosolare le costolette 2 minuto per parte a fuoco vivo.
Distribuire la julienne di verdure in una pirofila, prima oliata, mettere al centro la carne e cospargere con le erbe aromatiche, paprika, sale e pepe. Mettere in forno preriscaldato a 200° e lasciare cuocere per 15 minuti. Piatto veloce e delizioso!

Lo Sapevate Che: Dubbi di un adolescente che si chiede:...


Sono una studentessa del liceo linguistico, e volevo chiederle un parere riguardo ai motivi e le condizioni che hanno influenzato la mente degli studenti di oggi. Mia madre mi racconta sempre che i giovani di un tempo impegnavano la maggior parte del loro tempo nei discorsi politici o ambiti culturali, insomma discutevano di attualità costantemente, ed erano divisi in destra o sinistra, entrambi facevano cortei, protestavano contro ciò in cui non credevano reclamando ciò in cui credevano, esprimevano le loro opinioni apertamente. Oggi non è più così, c’è un senso di spaesamento a scuola e anche i prof si spendono più in discorsi che riguardano l’attualità o l’Italia di oggi, vogliono solo finire il programma e a malapena in quinta arrivano al ‘900. E da parte degli studenti? Non c’è più alcun interesse, tutti sono influenzati e impegnati a guardare video stupidi sul telefono, o seguire Youtuber. Noi giovani siamo diventati ignoranti, ma questo è perché lo Stato e la Società ci vogliono così? O siamo noi che vogliamo essere trascinati, che vogliamo essere ruote di scorta invece che la speranza dell’umanità?   Gala Ottavi ottavigala@gmail.com

Cara Gala, Il Mondo della tua generazione è radicalmente e ineluttabilmente diverso dal mondo che ti racconta tua madre. Perché il mondo di tua madre, che poi era anche il mio mondo, era governato dalla politica, che allora era il luogo delle decisioni, a partire dalle quali la storia poteva anche cambiare corso. Per questo i giovani di allora, culturalmente un po' più attrezzati dei giovani di oggi, avevano la sensazione (con le loro proteste, le loro manifestazioni, le loro occupazioni di scuole e di fabbriche, e persino, sia pure tragicamente, con le loro violenze) di incidere sulla politica e quindi di cambiare la storia. E in parte ci sono anche riusciti se pensiamo all’emancipazione femminile, all’accesso di tutti all’istruzione universitaria, all’importazione della cultura europea ad opera dell’editoria, alla creazione di un più avanzato stato sociale, alla maggior tutela del lavoro, senza dimenticare, naturalmente, l’aspetto negativo del terrorismo come degenerazione delle rivendicazioni sociali. Il tuo mondo, cara Gala, che è poi il mondo attuale, non è più governato dalla politica, ma dall’economia, nel senso che per prendere le sue decisioni, la politica guarda l’economia. Quando addirittura non è costretta da quest’ultima a seguire rigorosamente i dettami che essa impone, onde evitare l’emarginazione del Paese dal mercato globale. Come puoi intuire, l’economia, dopo aver eretto il denaro a generatore simbolico di tutti i valori assume come criterio per il suo incremento il profitto, e quando questo è scarso o addirittura non si riesce ad ottenerlo si chiudono le fabbriche, si delocalizzano le imprese, si comprime il costo del lavoro, si riduce lo stato sociale. In uno scenario del genere è ancora possibile una contestazione giovanile? È ancora efficace uno sciopero del lavoro? Ha ancora senso una destra e una sinistra con il corredo dei loro valori da difendere? O su tutto questo vige la logica rigorosa del mercato che prevede unicamente il raggiungimento del massimo dei profitti con l’impiego minimo dei mezzi? Questa logica si è imposta al punto da non essere circoscritta unicamente ai Paesi che hanno adottato il sistema capitalistico, com’era nel mondo descritto da sua madre, perché con la globalizzazione il mercato è diventato mondiale e vissuto come una legge di natura. E ciò nonostante sia sotto gli occhi di tutti che in questo sistema le merci hanno una libertà di circolazione molto maggiore di quella di cui dispongono gli esseri umani, che il mercato visualizza non come persone ma unicamente come produttori e consumatori, cioè, ai diversi livelli, come suoi funzionari, mettendo ai margini della condizione umana chi non è nelle condizioni di produrre o di consumare. Nel mondo descritto da sua madre l’uomo era ancora il soggetto della storia, mentre nel mondo attuale il soggetto della storia è il mercato, dove gli uomini, come osserva Günther Anders: “hanno rinunciato a considerare se stessi (o le nazioni o le classi o l’umanità) come soggetti della storia. Si sono lasciati detronizzare e hanno collocato altri soggetti della storia come il mercato o la tecnica, le cu rispettive storie non sono, come quelle dell’arte o della musica, alcune fra le altre, bensì, nel più recente sviluppo storico, sono “la storia”. E ne è terribile conferma il fatto che dal loro corso e dal loro impiego dipende l’essere o il non essere dell’umanità”. Questo scenario, cara Gala, non è frutto di pessimismo, come immancabilmente mi si accusa ogni volta che lo propongo, ma è puro e semplice realismo, di cui coi giovani, con la vostra rassegnazione, avete forse inconsciamente intuito l’impossibilità di ribellarsi.
umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica – 24 marzo 2018 -

lunedì 26 marzo 2018

Speciale: Piatti di Verdure sfiziose!...


Gratin con Verdure al forno
Per 6 persone

600 gr di patate a pasta gialla, 600 gr di sedano rapa, 600 gr di carote, 150 gr di groviera grattugiato, 2 spicchi d’aglio, 1 scalogno, ½ cucchiaino di rafano, 30 gr di burro fuso, brodo vegetale o di carne, pangrattato, sale, pepe nero da macinare. Fiocchetti di burro per guarnire.

Lavare e pelare le patate, il sedano e le carote.
Tritare finemente lo scalogno e gli spicchi d’aglio.
Tagliare le verdure a fettine utilizzando la mandolina per ottenere fette dello stesso spessore. Tenere da parte 2 cucchiai di formaggio e mischiare il residuo con l’aglio, la cipolla e il ½ cucchiaino di rafano.
Imburrare col burro fuso una teglia rettangolare che possa contenere le verdure. Disporvi uno strato di patate, uno di sedano rapa, uno di carote. Cospargere ogni strato con sale e pepe appena macinato e un pizzico del composto a base di formaggio e gusti. Terminare con uno strato di patate, irrorare con 2 bicchieri di brodo. Cospargere la superficie con il pangrattato mischiato al formaggio grattugiato. Cospargere con qualche fiocchetto di burro.
Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 45 minuti, finché la superficie risulti gratinata.

Parmigiana con Salsiccia e Zucchine
Per 6 persone

2 kg di zucchine, 300 gr di mozzarella, 1 cipolla, 300 gr di passata di pomodoro, 250 gr di salsiccia, pecorino grattugiato, foglie di menta.

Lavate le zucchine, spuntatele e tagliatele a fette per il lungo.
Affettate la mozzarella.
In una padella con 3 cucchiai d’olio caldo, fate soffriggere la cipolla finemente affettata, unite la passata di pomodoro e cuocete a fuoco basso per 20 minuti. Sbriciolate la salsiccia e fatela rosolare in 2 cucchiai d’olio, unitela ai pomodori, salate e pepate.
Ungete con olio una pirofila da forno e sistematevi uno strato di zucchine, salate e copritele col sugo al pomodoro e salsiccia, fettine di mozzarella, 2 cucchiai di pecorino grattugiato, qualche foglia di menta. Ripetete gli strati fino ad esaurimento degli ingredienti. Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Deliziose!

Consiglio: le zucchine, anziché metterle crude nella pirofila, si possono grigliare a metà cottura.

Frittelle con Fagiolini verdi
Per 4 persone

600 gr di fagiolini verdi, 1 cipolla, 200 gr di ricotta, parmigiano grattugiato, 2 uova, farina, burro, olio, sale, pepe.

Togliete il filo ai fagiolini, lavateli e fateli bollire in acqua bollente salata, per 20 minuti. Scolateli, tritateli.
In una padella fate imbiondire una cipolla, finemente tritata. Unite i fagiolini e lasciateli insaporire per 15 minuti.
In una terrina sbattete 2 uova con sale e 4 cucchiai di parmigiano. Una presa di pepe. Amalgamatevi 200 gr di ricotta e la farina necessaria ad ottenere un composto legato. Scaldate l’olio in una padella e versatevi il composto a cucchiaiate, rigirandole una volta. Scolatele su carta da cucina e servite ancora calde.

Lo Sapevate Che: Cuba, prigione e paradiso...


Non so se definirla un paradiso o una prigione. È un paradiso perché ti senti fuori dal mondo indaffarato e incerto. Di quel mondo non ne scopri nemmeno una traccia anche se aguzzi lo sguardo sporgendoti dal Malecòn, il lungomare affacciato su un lungo spazio vuoto, dove non c’è né un piroscafo né una barca. In realtà le navi cariche di turisti approdano in tanti porti dell’isola, ma non si esibiscono davanti al Malecòn, che è la faccia solenne di Cuba. E se giri le spalle all’Atlantico e guardi la città la scopri senza uno sfregio pubblicitario. È come se il consumismo non fosse arrivato sull’isola. Nell’Avana restaurata non mancano le vetrine delle grandi firme di moda internazionali. Ma i negozi li ho sempre visti deserti. Può anche essere una prigione perché i contatti del mondo sono controllati. L’andirivieni quotidiano di visitatori è intenso, ma la superpotenza vicina limita i traffici, controlla gli scambi. Nelle tre settimane trascorse a Cuba confesso di essermi sentito piuttosto in paradiso. Mai in prigione. I cubani non te ne danno l’occasione perché quando parlano della loro isola la vedono al centro del mondo, ancora oggetto di interesse internazionale. Un’importante pedina del pianeta. Non una rivoluzione appassita. Quelli che incontri sono animati da un humor che abbellisce la realtà deprimente. Quelli che incroci per le strade dissestate dall’incuria e dai nubifragi ti mostrano la non sempre facile arte della sopravvivenza. L’isola vive in bilico. È ammirevole per la capacità di arrangiarsi degli individui in un comunismo ormai solitario: è la scheggia di una vecchia rivoluzione che non può progredire, è regredire, perché rischierebbe di essere travolta. Vive in equilibrio. Ai tempi di Barack Obama l’abbraccio americano poteva sgretolare velocemente il comunismo cubano e denudare del potere il regime, di cui l’esercito è a spina dorsale. I sorrisi di Obama rischiavano d riportare Cuba nel mondo e di riempire il mare davanti al Malecòn di navi e mercanzie. Ma sarebbe stata la fine del comunismo e col tempo la morte lenta del regime. Il voltafaccia di Donald Trump ha rispolverato l’embargo, ha ferito l’isola ma l’ha costretta a una resistenza che in definitiva, paradossalmente, aiuta il potere. Raùl Castro, il fratello sopravvissuto, ha liberalizzato mote attività, limitandosi agli individui. L’idraulico, il cuoco, l’elettricista il meccanico, il padrone di ristorante possono lavorare per proprio conto, ma non creare società abilitate a espandere la propria attività. Molti se la sanno cavare lo stesso. E si accentuano i privilegi. Emergono le classi sociali, sotto lo sguardo vigile del regime. Ma la società è come frenata: è in bilico tra due sistemi. Domenica scorsa, 11 marzo, otto milioni di cubani hanno eletto il nuovo Parlamento. Un esercizio formale, poiché il numero di candidati corrispondeva esattamente al numero dei seggi. Il 16 aprile il nuovo Parlamento (605 deputati) eleggerà a sua volta il Consiglio di Stato, organo esecutivo supremo, cui spetterà scegliere il nuovo capo dello Stato. A Raul Castro succederà come presidente Miguel Diaz-Canel, attuale numero due del governo. Si tratta di un ingegnere poco espansivo, non conosciuto come un innovatore pur essendo di fatto poiché arrivare al vertice del potere senza appartenere alla famiglia Castro è di per sé un’innovazione. Se il pronostico si avvererà e all’Avana per ora nessuno ne dubita, sessant’anni dopo la presa del potere castrista, il fratello sopravvissuto cede la massima carica dello Stato, ereditata da Fidel. Ma il taciturno ingegnere di 57 anni diventando presidente della Repubblica, avrà sempre alle spalle Raùl che resterà alla testa del partito, vera espressione del potere. Soltanto nel 2021, compiuti novant’anni, Raùl si ritirerà sul serio, dopo un congresso solenne. Soltanto allora avverrà la fine della dinastia castrista. Spetterà dunque, di fatto, a un Castro, nonostante i cambiamenti formali, gestire il difficile equilibrio che il regime deve affrontare per adeguare il comunismo solitario alla nuova realtà internazionale. La mano benevola della Cina e l’attenzione della Russia, potrebbero essere preziose per Cuba. Sia per l’esperienza sia per gli eventuali aiuti materiali. In attesa di eventi, l’isola è al tempo stesso un paradiso e una prigione. Su cui sembra prevalere un orgoglio che nasconde la rassegnazione.
Bernardo Valli – Dentro e Fuori – L’Espresso – 18 marzo 2018

domenica 25 marzo 2018

Speciale: Menù della Domenica delle Palme!...


Baguette con Asparagi ai due colori e Salsa
Per 4 persone

400 gr di asparagi verdi, 400 gr di asparagi bianchi, 8 fette di prosciutto cotto, 4 uova più 4 tuorli, limone, 4 foglie di menta, 200 gr di burro, aceto bianco di vino, olio evo, sale, pepe. Quattro pezzi di baguette.

Preriscaldare il forno a 180° e ricoprire la placca del forno con carta da forno, fare tostare le baguette, bagnate con qualche goccia di olio e un pizzico di sale. Togliere la parte più dura agli asparagi, lavarli bene sotto l’acqua corrente e farli bollire in una casseruola con acqua salata in ebollizione per 8 minuti.  Scolarli (tenere da parte 5 cucchiai dell’acqua di cottura) e mantenerli caldi in un contenitore coperto.

Preparare la salsa hollandaise: Far sciogliere in burro in una piccola casseruola, a parte mescolare l’acqua degli asparagi tenuta da parte con 1 tuorlo. Fare cuocere a bagnomaria amalgamando con una frusta finché la salsa non sarà densa.  Aggiungere il burro fuso, regolare di sale e pepe e aggiungere un cucchiaio di succo di limone. Coprire la salsa con un coperchio e tenerla sull’acqua del bagnomaria al caldo. Preparare le uova in camicia, portando a ebollizione in una pentola 1,5 lt di acqua con 50ml di aceto. Rompere un uovo per volta in un bicchiere e farlo scivolare piano nell’acqua tolta dal fuoco. Ripetere l’operazione per le altre uova. Poi rimettere sul fuoco e far cuocere a fiamma media per circa 4 minuti. Tagliare gli asparagi a metà per la lunghezza. Farcire ogni pezzo di pane caldo col prosciutto e gli asparagi, la salsa e le foglioline di menta spezzettate. Servire con il resto della salsa a parte.

Una curiosità: Per fare le Baguette
Dosi per 5 baguette

1 cucchiaio e ½ di lievito di birra disidratato, 2 cucchiai di miele, 3 tazze e ½ di farina, 3 cucchiai d’olio d’oliva, 2 cucchiai di sale

In una ciotola unire il lievito con il miele e ½ tazza di acqua tiepida e lasciare riposare per 5 minuti (se a quel punto non si è formata una schiuma significa che il lievito non è più attivo, ricominciare da capo). Aggiungere acqua, farina, l’olio e il sale e mescolare fino ad ottenere un impasto morbido. Coprire la ciotola con la pellicola trasparente e lasciare lievitare l’impasto fino a quando non avrà raddoppiato il volume (circa 40 minuti). Dividere l’impasto in 5 parti dandogli la forma di una baguette. Trasferire su una teglia unta d’olio e con un coltello affilato praticare tagli obliqui sulla superficie delle baguette. Lasciare lievitare ancora per 25 minuti. Riscaldare il forno a 230°. Spruzzare sulle baguette un po’ d’acqua e infornarle per 18 minuti, fino a quando siano ben dorate.

Sformato con Carciofi e Scamorza
Per 6 persone

8 carciofi, 1 scamorza fresca, succo di 1 limone, 4 uova, 1 confezione di panna ( o metà panna e metà latte ), 50 gr di parmigiano grattugiato, pangrattato, burro, olio, sale e pepe.

Lavare e pulire i carciofi privandoli delle foglie dure, delle eventuali spine, tagliarli a metà ed eliminare il fieno all’interno. Ridurli a spicchi sottili e immergerli in acqua fredda acidulata col succo del limone. In una padella scaldare 3 cucchiai d’olio e lo spicchio d’aglio, unire i carciofi e rosolarli brevemente, insaporirli con sale e pepe e aggiungere ½ bicchiere di acqua calda, mescolare e farli cuocere ancora per 5 minuti. Imburrare una pirofila rettangolare e cospargerla con pangrattato. Disporvi i carciofi in uno strato uniforme e distribuirvi sopra la scamorza tagliata a fettine sottili. In una scodella battere leggermente le uova con una forchetta, unire la panna, il parmigiano, sale e pepe e battere ancora gli ingredienti.
Versare il composto nella teglia e metterla in forno preriscaldato a 180° per 25 minuti. Servire la preparazione direttamente nella teglia di cottura.

Bavarese alle Fragole
Per 6-8 persone

2 dl e ½ di latte, gr 150 di purea di fragole, qualche fragola intera, 5 dl di panna montata, 4 uova, gr 200 di zucchero, 1 pezzo di vaniglia, 4 fogli di colla di pesce, gr 35 di zucchero a velo.

Fate bollire il latte, poi unitevi la stecca di vaniglia che resterà in infusione per 15 minuti. Sbattete bene i tuorli con lo zucchero, diluite con latte intiepidito, unite anche la colla di pesce prima ammollata in acqua e ben strizzata. Mettete al fuoco e mescolando fate stringere la crema. Lasciate intiepidire e aggiungete la purea di fragole, le chiare montate a neve con 25 gr di zucchero a velo, la panna montata e un paio di fragole tagliate a pezzettini.
Versate la massa in uno stampo da budino prima inumidito con acqua e ben scolato e mettetelo nel freezer per almeno 3 ore.
Togliete lo stampo dal frigorifero e mettetelo a bagno per pochi secondi in acqua caldo. Sformate la bavarese sul piatto di portata, contornandola con le fragole fatte a fette spesse, spolverandole di zucchero a velo. Una vera delizia!